Home | Realizzazioni | Cultura | Tecnologia | Architetti | Archivio DS | Forum







A colloquio con Liliana Moro al lavoro sul progetto dell’installazione con elementi in cls alla Fabbrica del Vapore di Milano

di Emanuela Perego

? Lei come artista, nonostante molte esperienze all’estero o in altre parti d’Italia, è sempre rimasta legata a Milano. Attualmente collabora con Careof & Viafarini, una delle associazioni che parteciperanno al progetto avviato dall’Amministrazione Comunale della Fabbrica del Vapore. Ci vuole parlare di questa iniziativa e del rapporto che la città ha con l’Arte?

La Fabbrica del Vapore è uno spazio-laboratorio, ricavato riadattando un vecchio insediamento industriale, dedicato ai giovani artisti ma aperto a tutta la città dove l’Arte, in tutte le sue manifestazioni, sarà protagonista. È un tipo di esperienza che all’estero ha suscitato entusiasmo e interesse non solo negli artisti ma anche nella gente, dal momento che costituisce un’importante occasione di incontro per tutti. In Italia le persone “non addette ai lavori” hanno poche possibilità di conoscere l’arte contemporanea che rimane quindi riservata ad una élite ristretta; i nostri musei inoltre sono molto strutturati e quindi generano un senso di inadeguatezza nel cittadino comune che magari non ha una grande cultura artistica alle spalle ma che comunque è interessato all’arte.
All’estero i musei sono luoghi interattivi, aperti a tutti e soprattutto pensati per i bambini; è a loro infatti che bisogna insegnare a “vedere” l’arte.
Questo progetto della Fabbrica del Vapore rappresenta un importante passo avanti per Milano che, finalmente, è ritornata ad essere promotrice di cultura. Fino agli anni ’90 la città era piena di iniziative e aperta a molteplici esperienze; è in quel periodo che nascono molte delle gallerie ancora adesso attive o che vengono promossi avvenimenti come “Milano da bere”, senza  contare le mostre allestite alla Rotonda della Besana e al Pac.
Poi tutto si è fermato; l’Arte è passata in secondo piano e l’Amministrazione Comunale si è ritirata progressivamente dalla scena artistica, rifiutandosi così di svolgere il ruolo fondamentale che da sempre compete alle istituzioni, quello cioè di garantire a tutti la possibilità di fruire delle opere d’arte, rendendo pubblico ciò che i collezionisti privati tendono invece a tesaurizzare. È sintomatico il fatto che Milano tuttora non abbia un museo di arte contemporanea.
Senza andare molto lontano basta confrontarsi con le esperienze portate avanti da altre città italiane per capire quanto poco sia stato fatto in questo periodo; mi vengono in mente Torino con “Luci d’artista” o l’allestimento di Paladino a piazza del plebiscito a Napoli e tanti altri esempi in cui è evidente come l’arte diventa per i cittadini non solo occasione di scambio culturale ma anche momento di socializzazione.    

?Uno degli obiettivi della Fabbrica del Vapore è quello di essere un punto di incontro tra giovani di talento e soggetti privati, aziende o società, che siano in grado di favorire o sostenere l’aspetto produttivo legato all’attività dei laboratori.
Come vede questa collaborazione?

I privati da sempre svolgono un ruolo fondamentale per gli artisti sostenendoli finanziariamente in modo diretto, quindi con l’acquisto delle loro opere, o indirettamente, quando sponsorizzano eventi o manifestazioni.
L’intenzione della Fabbrica del Vapore è quella di fare un passo avanti, superando questa idea dell’azienda come semplice mecenate a favore di un rapporto basato su una maggiore partecipazione e sul dialogo. Un rapporto quindi che non si limita al semplice aspetto economico ma che punta sullo scambio di esperienze in modo da avvicinare due mondi finora opposti ma non per questo inconciliabili, quello concreto del lavoro e quello creativo dell’artista; il confronto rappresenta sempre un’occasione interessante perché ci stimola a trovare nuove soluzioni o a vedere le cose sotto una luce diversa.
All’interno di una azienda, ad esempio, un artista può dare un contributo decisivo nel marketing o nella comunicazione visiva, mentre un manager diventa un valido consulente sugli aspetti che riguardano la commercializzazione di un’opera d’arte.
L’obiettivo della Fabbrica del Vapore è che l’arte sia quindi per l’impresa un investimento non solo economico ma anche culturale.

?Per ricordare il 50° anniversario di attività, la Vibrapac parteciperà con Careof & Viafarini agli “Eventi” previsti dalla Fabbrica del Vapore la prossima primavera nell’ambito dell’inaugurazione dei nuovi spazi realizzati recentemente con la seconda trance di lavori di ristrutturazione; per quest’occasione lei è stata invitata a proporre una sua interpretazione degli elementi in cls.
Può anticiparci qualcosa riguardo a questo progetto?

La proposta della Vibrapac mi è sembrata interessante proprio per i motivi che ricordavo sopra; il fatto che un’azienda decida di partecipare a questa iniziativa non solo sponsorizzando una manifestazione ma anche impegnandosi a costruire concretamente i nuovi spazi di “Careof & Viafarini” e del loro centro di documentazione arti visive, rappresenta sicuramente una conferma a proseguire sulla strada che si è intrapresa. Personalmente vedo questa collaborazione come una sfida; non ho mai lavorato prima d’ora con gli elementi in cls e, dal momento che sono per natura curiosa e aperta a nuove esperienze, mi stimola la possibilità di sperimentare qualcosa di diverso.
Anche il punto di partenza è nuovo; di solito le mie opere nascono da un’idea che poi concretizzo, scegliendo i materiali che meglio possono esprimere quello che voglio comunicare, mentre in questo caso è l’inverso dal momento che è il materiale a ispirarmi delle suggestioni.
Per il momento mi sto concentrando sulle caratteristiche di questo materiale perchè mi interessa sviluppare le sue potenzialità espressive. Posso solo anticipare che si tratterà di un’installazione ambientale, una scultura percorribile che ospiterà al suo interno anche dei miei lavori precedenti; gli elementi in cls mi serviranno per creare uno spazio definito ma diventeranno essi stessi parte integrante dell’opera d’arte, perdendo la loro abituale funzione architettonica e trasformandosi quindi da contenitore in contenuto.

Mi stimola molto in questo progetto anche il fatto che il materiale mi permette di costruire un ambiente tagliato su misura dal momento che ho a disposizione uno spazio vuoto su cui lavorare, cosa che non succede spesso anzi quasi sempre mi devo confrontare con luoghi già precostituiti e quindi adattare le mie installazioni ai vincoli che essi impongono.

opera di Liliana Moro

Liliana Moro

Liliana Moro nasce a Milano, dove vive e lavora. Nella stessa città si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e fonda, nel 1989, insieme ad altri artisti, lo spazio di via Lazzaro Palazzi, dove, nel 1990, terrà la sua prima personale. Nel 1991 partecipa alla mostra Una scena emergente, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato. I lavori di questo primo periodo evidenziano la costruzione di un linguaggio leggero e del tutto personale che non aspira più a una visione oggettiva del mondo: “Le sue opere non pretendono di scomporre né di analizzare la realtà, bensì la circoscrivono, la reinquadrano. Sono territori di un’esperienza individuale (quella dell’artista, ma anche, e soprattutto dello spettatore) che invitano ad andare oltre ciò che è visibile. Liliana Moro coerentemente e tenacemente riafferma un modello di visione, e non di immagine, e un’attenzione alla ciclicità del tempo, o meglio,
del tempo vissuto, che è insieme, rumore e silenzio, pausa e parola.” (Cecilia Casorati, 2004).
Nel 1992 è invitata a Documenta IX, a Kassel e nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia, nella sezione Aperto; nel 1994 alla mostra Soggetto Soggetto, al Castello di Rivoli.

Durante gli anni Novanta tiene numerose mostre personali in Italia e all’estero, presso gallerie private e istituzioni pubbliche, tra cui ricordiamo l’ARC Musée d'art moderne de la Ville de Paris (1993), il MUHKA Museum voor Hedendaagse Kunst di Anversa (1996), la Fondazione De Appel, ad Amsterdam (1999); partecipa a importanti collettive, tra cui Ultime generazioni, Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma (1996); Wounds: Between Democracy and Redemption in Contemporary Art, al Moderna Museet di Stoccolma (1998); Minimalia, al P.S. 1 Contemporary Art Center di New York (1999) e la prima Biennale di Valencia in Spagna, nel 2001.
Sempre nel 2001 presenta, in una personale presso la Galleria Emi Fontana di Milano, un’opera dal titolo emblematico “……”, che segna un momento nuovo nel suo percorso. La relazione tra interno ed esterno, tratto distintivo della ricerca di Liliana Moro e insieme metafora del nostro essere nel mondo, non è più affidata alla miniaturizzazione e all’allegoria dell’infanzia, ma diviene uno spazio da sperimentare. Suono, parole, video, sculture, oggetti e performance, compongono un mondo, che “mette in scena” una realtà, allo stesso tempo, cruda e poetica.

Nel novembre 2004 la Fondazione Ambrosetti le dedica la prima mostra antologica, in occasione della quale è pubblicato un catalogo a cura di Loredana Parmesani e Cecilia Casorati che raccoglie un’ampia documentazione fotografica del suo lavoro e una ricca antologia di testi critici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In alto - Liliana Moro a confronto con campionature del materiale che utilizzerà per la sua installazione alla Fabbrica del Vapore di Milano prevista per il prossimo aprile.

Nella foto in basso a sinistra:
Liliana Moro:  “…….” 2001
Bed in handcraft crystal, broken glass, hole in a wall
Cm 132 x 68 x 88h
Photo Roberto Marossi

Image Courtesy Galleria Emi Fontana, Milano
Home | Realizzazioni | Cultura | Tecnologia | Architetti | Archivio DS