Avezzano

Sullo sfondo il monte Velino

 

Anni '70, "Senza titolo"

acrilico, tempera e collage su tela, 60x80

 

Dante Simone

Dante Simone è nato ad Avezzano nel 1928. Compiuti gli studi classici, ha frequentato l’ambiente artistico romano di Via Margutta e Villa Strohlfern, dove operavano all’epoca artisti come Levi, Cagli, Bartolini, Montanarini, Fazzini, Vangelli, Prampolini, Melli, Peikov ed altri. Nel 1949 e tra i fondatori del GAM (Gruppo Artisti Marsicani), che rappresenta il primo avvio all’istituzione del Premio Avezzano e l’istituzione di una scuola pittorica marsicana. La sua prima sortita ufficiale come pittore risale al Premio Terni del 1951. Nel 1954 vince il I Premio a Civitella Roveto e nello stesso anno e invitato alla Rassegna degli Artisti Abruzzesi a Roma (Palazzo delle Esposizioni).

L’anno dopo vince ex aequo con D’Acchille il Premio della Giovenù al Premio Avezzano e nel ’56 e premiato alla I Regionale dell’Abruzzo e Molise all’Aquila. Nel 1962 vince il II° Premio Avezzano e il III° Premio Vasto. La sua attività espositiva in campo internazionale inizia nel 1965, quando e invitato alla mostra di pittura italiana a New York, organizzata dal Circolo Bagutta di Milano e dal nostro Ministero degli Esteri. I 110 artisti e critici tra i più famosi sono ricevuti dal Presidente Johnson alla Casa Bianca.

Durante il lungo soggiorno americano Simone visita i più importanti musei di quel paese e gli studi dei pittori al Greenwich Village, rimanendo particolarmente impressionato dall’allora nascente Pop Art e dai pittori realisti come Hopper e Ralston Crawford e dagli astratti come J. Stella ed altri. E questa una tappa fondamentale della sua ricerca, poiché dal realismo lirico degli anni ’50 approda ad una pittura astratto-geometrica. Due linee queste che negli anni porterà poi avanti parallelamente.

Nel frattempo partecipa a prestigiose rassegne nazionali: Premi Sassari e Villa S. Giovanni entrambi nel 1966. L’anno successivo aderisce al gruppo di Gagliardi-Gatt Ln nuova situazione dell’arte in Abruzzo, con mostre itineranti a Luco dei Marsi, Avezzano e Pescara. Altre successive partecipazioni: Premio Michetti ( 1975) Alternative Attuali (1987), Premio Suona (1989 e 1982), “Duplice Versante” a Campomarino (1989). Nel ’95, su segnalazione di L. Strozzieri, espone alla rassegna “Linee di Ricerca III – Omaggio a Licini” a Pescara ed è invitato al Premio Valle Roveto.

Biografia e note stilistiche

Nasce in Abruzzo nel '57 ad Avezzano, capoluogo della Marsica, città dominante la vasta piana del Fucino e circondata dallo scenario suggestivo degli Appennini centrali, paesaggio che ritroverà per similitudine ai piedi delle Prealpi lecchesi, dove oggi risiede.
A seguito dei continui trasferimenti dalle basi aeronautiche del padre pilota, trascorre i primi 22 anni tra Avezzano, Latina, Frosinone, Roma, Lecce, Taranto, Bari e Pescara. Nel '79 lasciata la famiglia si trasferisce a Milano, abbandonati gli studi umanistici presso l'ateneo di Bari, frequenta la scuola "Il Grafico" diretta dal noto designer Claudio Majoli. Da qui inizia la sua attività di grafico editoriale e pubblicitario, che lo porterà a sviluppare il suo istinto creativo, ad affinare le più svariate tecniche di costruzione dell'immagine e realizzare importanti progetti di comunicazione.
Avezzano e la pittura sono sempre rimasti nel cuore, le giornate di studio, scandite dalle note dei grandi classici (Chopin, Schubert, Beethoven, ecc.), passate presso lo studio dello zio Dante Simone, un caposcuola della corrente artistica marsicana, sotto la guida del quale apprende l'arte pittorica, caratterizzata da un originale e delicato senso dei colori. Conosce l'aspetto materico, grafico e i supporti più diversi. Sviluppa uno stile libero e tuttavia riconducibile alle influenze delle principali correnti del '900.
Luongo si può definire un realista con uno spiccato senso lirico, sogno e realtà si mescolano sapientemente nelle sue opere vibranti di colore e di emozioni. Emozioni che lo hanno portato oggi a interpretare la società attraverso un percorso di rielaborazione del rifiuto come testimone di un divenire nel bello. Colori e aggregazioni che coinvolgono, affascinano e fermano un momento intimo che si compone armonicamente.